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Incontra gli animali

Per conoscere gli animali, capirli, rispettarli

Pecore e capre

capra e coniglio

Fonte: Federica

capretto appena nato

Fonte: Federica

agnellino

Fonte: porcikomodi.org

capretta e bambina

Fonte: Cesare

capretta marrone

Fonte: porcikomodi.org

agnellino

Fonte: porcikomodi.org

capra primo piano

Fonte: porcikomodi.org

pecora riccia

Fonte: porcikomodi.org

Chi sono?

Al contrario di quanto si crede comunemente, le pecore sono animali intelligenti, ma il modo in cui sono trattate dall'uomo le pone in uno stato di terrore continuo che impedisce loro di mostrarsi per quel che davvero sono.

Gli agnelli sono tra gli animali più vivaci e giocherelloni che esistano. Si rincorrono, saltano, fanno capriole. Hanno un gesto specifico per invitare gli altri agnelli a giocare: saltano in alto scalciando con le zampe posteriori.

Le pecore sono in grado di riconoscere almeno cinquanta altre pecore diverse, e ricordare facce e avvenimenti per anni, come dimostrano le ricerche del dott. Keith Kendrick, del Babraham Institute di Cambridge, in Inghilterra.

Mentre capretti e agnelli sono molto simili, e amano correre e giocare, pecore e capre adulte hanno un carattere decisamente diverso: le capre sono più indipendenti, mentre le pecore sono più portate a seguire un capo, una "pecora guida".

Il prof. John Webster, della facoltà di medicina veterinaria dell'Università di Bristol racconta che le capre sono dignitose e non sono impaurite dagli umani, e si divertono a prenderli a cornate per scherzo.

Il professore racconta che hanno il senso dell'umorismo, come cani e gatti, cosa che invece manca a mucche e pecore. Mentre le mucche sono diffidenti nel contatto con esseri umani che non conoscono, le capre ci cercano e, per qualche misteriosa ragione, non percepiscono gli esseri umani come una minaccia. [Masson]

Storie e aneddoti

« Mary Hurt, che vive in una tenuta con vari animali, racconta di una mucca di nome Whisper (Sussurro) che era nata cieca e per questo era stata abbandonata da un allevatore. Rammo, un montone di due anni che si era sempre comportato da maschiaccio, la prese in simpatia, e prese a proteggerla. Brucava tutto il giorno accanto a lei e la guidava per i pascoli, accertandosi che non inciampasse nei paletti o nelle staccionate. Quando la mucca ebbe un vitello, Rammo si comportò come un padre con il giovane animale, anzi, fu più paterno con lui che con i propri figli, un gruppo di agnelli esuberanti. Whisper visse quattro anni e poi morì per un'infezione virale. Rammo ne pianse la morte a lungo, rimanendo accanto al suo corpo e continuando a chiamarla. [Masson] »

Come già detto, le pecore tendono a seguire una "guida", ma non si tratta mai del maschio più forte, ma piuttosto della femmina più "saggia". L'etologo J.P. Scott racconta di una situazione di cui era stato testimone diretto in cui la guida di un gregge andò a una femmina anziana e non certo robusta, che raggiunse quella posizione grazie alle cure e al nutrimento offerto alla prole, senza mai alcun episodio di violenza verso i cuccioli.

Federica, una signora che ha deciso di vivere in campagna con la sua famiglia, circondata da tanti animali "da fattoria", racconta che la sua capretta "è tremenda, spadroneggia nel recinto".

« Non dà cornate forti, ma spesso minaccia gli altri animali, soprattutto quando le porto dell'erba fresca. Ha già capito che in questa casa gli umani sono gli schiavi: quando decide di uscire dal recinto o ha voglia di erbetta (purtroppo nel recinto non cresce più niente), incomincia a belare, senza tregua, fino al nostro sfinimento, che la porta a raggiungere il suo scopo! E' un animale molto dolce, non vuole stare sola, se c'è qualcuno in giardino preferisce brucare di fianco a quella persona. Le capre sono una novità per me e trovo che ci sia sempre qualcosa da imparare. Ho visto che le piace giocare, corre a volte in giardino, saltando (e purtroppo, cercando di dare cornate agli animali che incrocia) e sgroppando, sembra un cavallino!" »

Valter invece, dalla provincia di Torino, ci racconta della sua pecora da poco adottata:

« Pensavo che una pecora se ne stesse buona buona a brucare l'erba e si facesse i fatti suoi... ma non è così. Mi cerca, mi segue ovunque, non mi molla un attimo. Se provo ad allontanarmi in silenzio, mentre lei è tutta intenta a scegliersi le erbette migliori, mi corre dietro al galoppo e inchioda a due spanne da me come a dire: "... e dove credi di andare, eh?". Quando arrivo a casa alla sera e mi vede da lontano, mi corre incontro tutta contenta facendo i saltini sulle quattro zampe: vuole le sue carezzine, e se c'è, una mela o una carota. Entrare in casa è sempre un piccolo strazio, perché di stare fuori da sola non le va proprio, cerca di intrufolarsi in tutti i modi (anche dallo sportellino dei gatti!). Poi si rassegna, e ti guarda sconsolata dalla finestra. No, non è un "animale da reddito": è solo un cagnone un po' più peloso... e vegetariano. »

Filmati


Per condividere o scaricare il video: TV Animalista


Filmato: Agnellini appena nati

Filmato: Agnellini liberi su un prato

Vuoi salvarli?

Cosa c'è di più dolce e tenero di un agnellino o un capretto che giocano? Eppure, questi animali non vengono certo rispettati e lasciati liberi, ma vengono sottoposti a crudeli pratiche negli allevamenti e vengono sempre e comunque uccisi nei macelli, da cuccioli o da adulti. Nei prossimi paragrafi spiegheremo come vivono e come muoiono queste creature. Ma ricorda che...

La differenza sei TU!

agnellinoagnello macellato

Se vuoi salvare questi animali il modo migliore è... smettere di mangiarli!

Non mangiare loro e i loro prodotti (latte e latticini di capra, per esempio), ottenuti comunque attraverso la loro sofferenza e la loro morte, ti permette di salvare innumerevoli vite innocenti e anche... migliora notevolmente la tua salute!

E' facile, ecco come fare: Salva questi animali!

Come vivono nella realtà...

Pecore e capre sono tutto sommato più fortunate rispetto agli altri animali allevati per la carne e altri "prodotti", perché non sono confinate in gabbie, stalle di cemento, o capannoni, ma hanno ancora la possibilità di andare al pascolo. Ma la loro vita è comunque costellata di momenti di dolore e paura, al momento della tosatura, e di violenza e sofferenza al momento della morte.

Poche settimane dopo la nascita, alle pecore viene tagliata la coda senza anestesia, mentre per gli agnelli si procede alla castrazione. La tosatura viene praticata senza nessuna cura per gli animali, spesso con mezzi meccanici che provocano dolore e ferite; molte pecore soffrono il freddo e si ammalano perché esposte alle intemperie dopo le tosature eseguite in inverno. Quando le pecore iniziano a produrre meno lana sono mandate al macello e sostituite con animali più giovani e redditizi.

Il 50% della lana "merino" usata nel mondo viene dall'Australia. Lì, gli agnelli sono sottoposti a una procedura chiamata mulesing, che consiste nello strappare dal loro posteriore grossi pezzi di pelle e carne, senza anestesia, in modo da creare delle zone senza lana che "proteggano" gli animali dalle infestazioni delle larve di mosche.

Inoltre, dappertutto e non solo in Australia, la tosatura viene praticata in modo cruento.

Le pecore vengono afferrate, tenute strette tra le gambe di una persona, private del vello, spinte giù da uno scivolo e, in generale, trattate in modo piuttosto brutale. [Masson]

Il prof. John Webster, forse la voce più autorevole al mondo sulla fisiologia del dolore degli animali, afferma che: "Il dolore cronico causa mutamenti nell'elaborazione dei segnali dolorosi all'interno del sistema nervoso centrale che amplificano la sensazione proveniente dal punto lesionato. Lungi dall'adattamento, con il tempo la sensazione peggiora." [Masson]

Racconta Masson che un allevatore della Nuova Zelanda gli ha spiegato che le sue pecore vengono tosate due volte l'anno: una in primavera, l'altra appena prima dell'inverno. "Ma non soffriranno il freddo? Non si sentiranno a disagio?", ha domandato Masson. [...] L'allevatore rispondeva sempre: "Non importa". Non scherzava. "Sono solo pecore", continuava a dire. Raccontando poi come mozzava loro la coda e le castrava, senza anestesia, alla domanda di Masson "Non fa male?" la risposta fu "Certo che fa male.". "Non le importa?". "No". [Masson]

Succede a volte che un agnello più intelligente degli altri impari ad aprire il chiavistello del recinto. Gli allevatori temono che l'agnello più sveglio lo insegni agli altri, e, per evitarlo, semplicemente, ammazzano l'agnello sparandogli. Così raccontano vari allevatori australiani.

... e come muoiono nella realtà

Quando le pecore non sono più buone per la produzione di lana e le capre non sono più abbastanza produttive per produrre latte, e devono essere sostituite con animali più giovani, che fine fanno questi animali?

Quel che succede è che gli animali vengono macellati, e la loro carne venduta, e non potrebbe essere altrimenti, perché non è economicamente e praticamente sostenibile il mantenimento di animali improduttivi. In particolare, molte pecore australiane vengono "spedite" via nave nel Medio Oriente, su navi affollatissime.

Più di 4 milioni di pecore sono state esportate in questo modo nel 2005 verso il Medio Oriente e più di un milione verso l'Arabia Saudita. Altre destinazioni sono il Kuwait, la Giordania, il Bahrain, Oman, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar. Decine di migliaia di pecore muoiono sulle navi prima di raggiungere la destinazione, ma tanto sono merce di poco valore, non è un problema. Quando arrivano a destinazione, gli animali sono trattati con una incuria, crudeltà e violenza inimmaginabili.

Ma anche nei "più civili" macelli europei e australiani, la fine che fanno è sempre e comunque cruenta. Vengono preventivamente storditi, quando va bene, e poi viene tagliata loro la gola.

Particolarmente straziante è l'uccisione dei cuccioli, agnelli e capretti. Ogni anno a Pasqua vengono uccisi in Italia 900 mila tra agnelli, capre e pecore. Animali che arrivano quasi tutti dai paesi dell'est, con lunghi "viaggi della morte", stipati in camion in condizioni insostenibili (molti arrivano al macello più morti che vivi) e mai sottoposti a controlli.

Lo stesso allevatore di cui sopra intervistato da Masson, quello che rispondeva a suon di "Non importa", aveva degli agnellini che allattava con il biberon, e la spiegazione fu:

« "Oh, questi non li uccido. Mia moglie non me lo permette. Ora ne abbiamo una trentina, e girano intorno a casa come cagnolini. Il fatto curioso è che sembra preferiscano stare con altri agnelli allevati da noi, piuttosto che con quelli del gregge. E' come se sentissero di avere qualcosa in comune. Non capisco proprio." [Masson] »

Guarda come sono costretti a vivere e morire


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Galleria fotografica: macellazione degli agnelli in Europa

Salvali...

Dipende solo da te.

Ecco come fare per salvarli.